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RIFLESSIONI SUL 2 AGOSTO 1980

Sono passati 26 anni da quel tragico 2 agosto dell’ ’80. Ventisei anni in cui i depistaggi, le menzogne, il sensazionalismo, organizzati ad arte dai nemici della verità, hanno ormai lasciato il posto al silenzio assordante degli ultimi anni. La congiura del silenzio, forse la peggiore tra tutte le soluzioni prospettabili. La scarsa attenzione prestata dai media al ventiseiesimo anniversario della strage di Bologna ne è la dimostrazione più tangibile. La strage più grave del nostro dopoguerra è ormai passata dalle pagine della cronaca a quelle cristallizzate e polverose della storiografia. Il processo che tutt’ora mi vede coinvolto è rimasto volutamente oscurato dalla ribalta mediatica. Nessuno ha avuto il coraggio di intervistare, o anche solamente di nominare, l’ultimo imputato che da ventisei anni è in attesa di conoscere il proprio destino, nemmeno i colpevolisti più fanatici hanno dedicato una sola parola al mio caso umano, politico e giudiziario. Per i giornali e per l’opinione pubblica sono scomparso nel nulla. Scomparso dalle poche fredde righe dei giornali dedicati alla ricorrenza. Scomparso dai triti e ritriti discorsi di circostanza pronunciati nelle ormai penose cerimonie ufficiali. Scomparso persino dalle pubblicazioni celebrative che fanno da lugubre corredo alla storiografia redatta dai professionisti del dolore. L’unica nota lieta, vista la scarsa rilevanza attribuita all’anniversario, è che non ha trionfato la retorica. Quella retorica astiosa e virulenta che per venticinque e passa anni ha grondato dai discorsi pronunciati dagli improvvisati tribuni alternatisi sulla piazza bolognese. Nessun rappresentante delle istituzioni, forse per intimo pudore, ha voluto parlare ufficialmente di “strage fascista”. Altra novità è che non ci sono stati quei fischi che avevano caratterizzato gli ultimi cinque anni del governo Berlusconi. Ma mi sarei stupito del contrario. Sarebbe stato ben strano che la piazza sconfessasse i suoi paladini. Sorrido amaramente quando sento questi personaggi parlare di ricerca della verità e di coronamento della giustizia, quando da anni sono impegnati ferocemente nel plasmare un vuoto simulacro di giustizia ed un modello di verità addomesticato ai propri fini. Certo, rimane ancora quella lapide, affissa molto prima che si arrivasse ad una sentenza definitiva. Una lapide che continuerà ancora a spaccare in due l’Italia, ad impedirle di maturare finalmente una memoria condivisa, a nutrire i cittadini bolognesi di parole ridondanti. Resiste ancora la prassi ridicola e surreale della richiesta di abolizione del Segreto di Stato che, in realtà, non è mai stato opposto in un processo che sin dall’inizio ha imboccato una strada obbligata e sbagliata. Eppure gli sciacalli cercano ancora di banchettare sulle macerie, ormai svanite, della stazione di Bologna, propinando “verità” ad uso e consumo di partito. Cercando i colpevoli e facendo persino sorridere di imbarazzo gli stessi compagni di schieramento. La Verità è che questa storia maledetta nasconde ancora, tra le pieghe invisibili della “ragion di Stato”, i reali esecutori, il mandante e ancor di più il movente. Non mi è dato di sapere da dove partì quell’ordine criminale, infame e scellerato. Non mi è dato di sapere chi materialmente compì un simile atto terroristico che, per le dimensioni volute e realizzate, somiglia tremendamente ad un atto di guerra non dichiarato. E’ certo che, nel frattempo, io e tutti i membri del Comitato l’ora della Verità non rimarremo inerti, ad attendere che la congiura del silenzio si perpetui. La nostra battaglia continua quotidianamente, con la stessa intensità vissuta il giorno dell’anniversario. Perché ogni mattone che il Comitato riuscirà a posizionare nel nostro Paese, ogni altra persona che sposerà le ragioni dell’innocenza, costituirà un nuovo, decisivo passo verso quell’unica Verità che non riveste colori politici e non soffre di condizionamenti politici. Quella Verità che non nasce nelle sedi di partito o nelle aule di giustizia. Quella Verità che non appartiene a pochi eletti, ma a tutti.

Luigi Ciavardini

www.loradellaverita.org


“…Mi sta accusando della strage di Bologna, perché?”

Falcone cambiò subito tono ed espressione:

“ Non vi preoccupate, sto scherzando, lo so che voi non

C’entrate niente con la strage di Bologna…”