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settembre - STORIA DIMENTICATA DEL MARTIRE GINO LORENZI |
| Gino Lorenzi era un giovane sottotenente dell'esercito della RSI, reduce da Oderzo: fu ucciso mentre faceva ritorno alla sua città natale, Bergamo, dopo una lunga permanenza sulle colline di Conegliano, ospite di una affettuosa famiglia. Quando fu catturato aveva in tasca un lasciapassare del C.L.N. ma non gli servì a salvargli la vita dall'ostinazione cieca e becera di quei partigiani che si erigevano a difensori di una Italia, nata dal sangue e dalla divisione. Gino fu fermato sul Piave a Ponte della Priula e, dopo orrende sevizie, fu crocifisso a due travi dove mori tra atroci sofferenze. Gino era un uomo dal carattere allegro e gioviale ma la sua giovialità non gli era servita a salvarlo dall'odio della "bestia rossa'. Ucciso senza motivo, visto che la guerra ormai era finita, era il 4 maggio del 1945, ucciso da quello stupido odio che contraddistingueva la nascente repubblica democratica, fondata sulla libertà di pensiero. Alla madre in ansia per la morte del figlio le autorità preposte risposerò che Lorenzi, era stato liberato. Era solo una ingrata bugia. Quando il corpo di Gino Lorenzi fu esumato, erano evidenti i segni delle torture: aveva la testa sfondata ed una gamba spezzata, ed i testimoni dell'eccidio ricordano ancora con devozione le parole del sottotenente: "Muoio come Nostro Signore, sulla croce. La Croce che Nostro Signore ha portato non può fare paura ad un cristiano". Quella Croce, per duemila anni baluardo di salvezza, nel momento alto dei sacrificio aveva "beatificato" anche il nostro Lorenzi. “Salve o croce beata, che ricongiungi la terra al cielo e riconcili l'uomo al suo Salvatore” così recita un canone dell'ordinario Romano. |