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SICILIANA, IL FALLIMENTO DI LOMBARDO E' L'ENNESIMO ATTO DI UNA COMMEDIA
GIA' VISTA |
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Al di là di quello che si vuol far credere ai siciliani, non c'è mai stata nell'Isola un'autentica elezione diretta del Presidente della Regione. Il consenso bulgaro ottenuto, appena un anno fa, da Raffaele Lombardo - riesumatore fuori tempo massimo di un'improbabile "autonomia" che ricorda sempre più da vicino l'epoca infausta del milazzismo - si decompone impietosamente rivelando di essere stato costruito sulla sabbia dei voti forniti dai vari comitati d'affari che rappresentano la vera anima della monotona fauna politica siciliana. Del resto, a giudicare dai numerosi abbandoni di questi mesi, anche il rapido successo dello stesso MPA si reggeva su basi simili. Assistendo, non senza disgusto, al teatrino degli ultimi giorni - non certo avaro di clamorosi colpi di scena (si guardi all'azzeramento della giunta imposto dal governatore) e accompagnato dal consueto sottofondo di inquisiti o condannati dell'UDC che sembra, però, raddoppiarne l' abituale arroganza - non è difficile constatare come siano all'opera i veri attori di una "democrazia" che, nei fatti, palesa i ben noti connotati di una guerra fra correnti trasversali i cui esponenti si battono, con il coltello fra i denti, per soddisfare la sete di potere - e sottopotere - delle consorterie di riferimento. Alleanze di comodo, migrazioni di massa da un partito all'altro, amici che dall'alba al tramonto si trasformano in nemici mortali e correnti fedeli più alle correnti di altri partiti che ai propri leaders confermano che - a dispetto di vani proclami ideologici richiamantisi ora all' autonomia ora all'eredità di don Sturzo - l'essenza della questione rimane invariata: la Regione svolge l'esclusiva funzione parassitaria che ha sempre svolto e tutte le forze in campo perseguono l'unico interesse di combattere, ognuna per proprio conto, per ottenere quanto più possibile nella spartizione delle prebende. Alla faccia del popolo siciliano! Certo, rispetto agli "equilibri" dell'era Cuffaro i rapporti di forza sembravano mutati ma nessuno pare disposto a rinunciare nemmeno in parte al controllo diretto della spesa pubblica e dei fondi europei e, in questo campo, non si può consentire a nessuno - nemmeno ad un vecchio compare come Lombardo - di coltivare manie di grandezza in proprio; è necessario ricordargli che anche lui fa parte di quella grande famiglia di politicanti che - con la complicità delle opposizioni di turno - ha massacrato la Sicilia dal dopoguerra ad oggi e che, don Fefè, su questo remunerativo massacro non ha ottenuto alcuna esclusiva. Niente di nuovo sotto il Sole, la Democrazia Cristiana siciliana non è mai morta, ha solo moltiplicato le sue teste (UDC, PdL, MPA...). Dimenticavo, una di queste, la più insignificante, fino a poco tempo fa si chiamava AN.
Giuseppe Provenzale |