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Palermo 06/04/2007 - Comunicato stampa A
margine di quanto diffuso dalla stampa sulle ipotesi accusatorie e le
risultanze dei primi interrogatori riguardanti lo sporco intreccio Mafia
- politica che vede coinvolto, tra gli altri, l'ex vice presidente della
Regione siciliana Bartolo Pellegrino, emergono in modo eclatante le
dichiarazioni rilasciate dal Procuratore aggiunto di Palermo Roberto
Scarpinato. Ciò che afferma il suddetto magistrato, nell'ambito
di un vero e proprio sfogo registrato dai mezzi di comunicazione, assume
a nostro parere, a prescindere dagli esiti finali, una rilevanza su
cui non è possibile tacere. Certo non si tratta di novità
assolute, chiunque sia impegnato in Sicilia nell'agone politico, con
la necessaria buona fede e l'interesse che dovrebbero caratterizzare
ogni battaglia al servizio del bene comune, conosce la Storia dell'isola
e le forti ambiguità che la contraddistinguono. Conosce bene
le condizioni di sottosviluppo e la mancanza di prospettive che questa
terra si porta dietro già a partire dall'epoca post - unitaria,
nota le contraddizioni, solo apparentemente tali, di un'economia che
non decolla come nel caso di province, e Trapani è fra queste,
relegate agli ultimi posti delle graduatorie sul reddito ma fornite
del più alto numero di sportelli bancari e di finanziarie. Ma
le parole dell'illustre magistrato, proprio perché pronunciate
da un' autorevole posizione, meritano di essere rilanciate vigorosamente:
" Nel sistema di potere il boss mafioso è solo una piccola
parte del sistema che si regge grazie al coinvolgimento di una parte
della borghesia, di una parte della politica, di una parte dello Stato.
Di coloro che hanno fatto le nostre stesse scuole e frequentano i nostri
stessi salotti". E ancora: " Certo se la Mafia fosse costituita
soltanto da personaggi come Riina e Provenzano, lo Stato se ne sarebbe
liberato già da molti decenni ". "Colletti bianchi",
medici, pubblici funzionari, professionisti, amministratori comunali,
provinciali, regionali....Personaggi rispettabili che frequentano gli
ambienti "giusti", che sono iscritti ai circoli che contano,
alle logge massoniche. Gli stessi ambienti e gli stessi intrecci su
cui indagava il compianto Beppe Alfano nel messinese o il giudice Palermo,
proprio nella provincia di Trapani; logge massoniche la cui appartenenza
è stata di recente condannata dal Vescovo di Trapani in un'infuocata
omelia d'altri tempi in cui l'illustre prelato ha ribadito che chi è
massone è fuori dalla Chiesa, non potendosi servire nello stesso
tempo Dio e mammona, la Chiesa e l'anti Chiesa, lo Stato e l'anti Stato.
Zone grigie...Per alcuni, e noi fra questi, fin troppo chiare! Coordinamento provinciale 340/4127046 - 340/2175008 (17,00 - 19,30) |