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IL CASO PIETOSO, E IL CASO LUCROSO |
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La Bonino fa lo sciopero della fame per il diritto alla morte di Piergiorgio Welby, il malato grave che vuole l’eutanasia a nome e per conto del partito radicale. Subito, anche Adriano Sofri annuncia il suo sciopero della fame: e questo dà l’allarme a un amico marxista. Personalmente di quel che fa Sofri penso «chissenefrega». Avrei solo l’aspirazione che ci consentissero di dimenticarlo, che i giornali non parlassero di lui e di quel che dice e fa come fosse il gran maestro di chissà quale massoneria (lo è, lo è). Il mio amico marxista pensa però che gatta ci cova. Per lui, Sofri non fa mai nulla che non sia decretato dal grande capitale libertario-liberista. E mi mostra, a riprova, un titolo di «Affari e Finanza». Il titolo dice: «Derivati sulla morte, si apre un nuovo mercato». L’autrice, Paola Jadeluca, spiega (trillando come un fringuello) che «la copertura del rischio-longevità è balzato al primo posto nei Paesi più avanzati». Non in Italia, dove «ancora si discute come far passare il TFR dalle imprese ai fondi d’investimento». Ma nei paesi «avanzati», che sono per la fringuella quelli dove la previdenza è tutta privata e basata sul rischio finanziario, «si è messa in moto la ricerca di una nuova generazione di prodotti». Prodotti derivati, finanza creativa. Da qui i derivati sulla morte. Il fondo pensione privato è nei guai perché troppi dei suoi assicurati hanno superato gli 80? Niente paura: compra un «prodotto», un future, una option, uno swap, che lo assicura contro il rischio. Già nel 2004 BNP Paribas aveva lanciato un «longevity risk», ma i tempi non erano maturi, e pochi avevano abboccato. Ora Paribas e Deutsche Bank ci riprovano: hanno sviluppato un «innovativo» derivato sulla mortalità, destinato agli investitori istituzionali, che promette grandi fortune. Come funzioni il prodotto innovativo, la Jadeluca ammette di non capirlo: ma in un certo senso è questo il piccolo neo comune a tutti i derivati finanziari. Ciò non impedirà alle due banche di lanciare il prodotto sulla City. «Infatti la borsa di Londra, per la sua organizzazione e (de)regolamentazione, è quella che si presta meglio… e ci si aspetta un boom: si parla di un mercato potenziale del valore di 26 mila miliardi di dollari». Ma naturalmente, l’intera finanza anglo-americana è interessata a limare il rischio, accorciando un po’ la variabile indipendente che è la vita umana. Se si allunga troppo - come sta facendo minacciosamente da anni - gli hedge funds e i fondi - pensione, ci perdono. Il gioco è bello quando (il vecchietto) dura poco. Una legalizzazione dell’eutanasia, caldeggiata da governi «di sinistra», può essere d’aiuto per il grande casinò globale. Il mio amico, ateo, ragiona: perchè Welby, giustamente stanco di soffrire, non si suicida? Ribatto: è immobilizzato, poveretto. Lui replica: però parla, grazie ad un apparecchio; certo c’è qualche ausilio per cui possa darsi la morte... Cambiamo discorso dico io, rabbrividendo. Ma l’amico insiste: invece Welby scrive a Napolitano, pretende, esige proprio l’eutanasia. La dolce morte legalizzata. E subito Sofri e la Bonino pretendono, esigono, scioperano… Guarda un po’, ciò mentre si apre un mercato di 26 mila miliardi di dollari per la finanza speculativa. Io non sono marxista né ateo, ma seguo il suo ragionamento. Legalizzare una pratica per casi pietosi estremi è sempre stato un modo di banalizzare atti in sé colpevoli e malvagi. E’ accaduto per l’aborto, sta accedendo per la droga: ciò che viene consentito dalla legge per casi eccezionali, presto viene esteso a tutti i casi di diminuita «qualità della vita». Da Welby, presto passerà al vecchietto che costa troppo in pannoloni. Ma non stiamo esagerando in complottismo? No, dice l’amico. E mi racconta che è depositato presso il Senato, «Documenti della nona legislatura», pagina 574, un documento riservato dal titolo «Partito radicale e droga». Dove si parla di finanziamenti che Pannella avrebbe ricevuto da multinazionali del tabacco desiderose di veder legalizzato lo spinello. Nel documento si farebbe il nome della Philip Morris. Il documento è «riservato»: perché? Forse perché emana dai servizi segreti, forse per altri motivi. Una storia vecchia, comunque. Finita nel dimenticatoio. Come quest’altra, che mi manda un lettore, tratta dall’Agenzia Parlamentare del 26 novembre: Goldman Sachs: una brutta storia finita nel dimenticatoio, Roma, 27 Novembre 2006, AgenParl... «A metà settembre Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, aveva fatto circolare un comunicato stampa in cui denunciava che, approfittando delle diverse legislazioni fiscali in vigore nei Paesi europei, Goldman Sachs International, quarta banca d’affari nel mondo, ha attuato una ingegnosa truffa ai danni dello Stato per 202 milioni di euro. La banca ha avuto come vice presidente e responsabile per l’Europa Mario Draghi nel periodo incriminato (2002-2005). C’è in corso un’indagine della magistratura e un’operazione delle Fiamme Gialle è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Pescara, titolare dell’indagine in quanto nella città abruzzese ha sede il centro operativo dell’Agenzia delle Entrate. Queste operazioni hanno portato all’inizio di settembre a sequestrare valori per 5 milioni di euro nella sede romana della Goldman Sachs, dopo i quattro milioni prelevati in precedenza. Era stato messo in atto un meccanismo truffaldino con il quale le azioni di società italiane quotate in Borsa, detenute anche da investitori istituzionali (come fondi pensione e altri), poco prima del periodo di distacco delle cedole dei dividendi, venivano ‘trasferite’ in altri Paesi, in prevalenza in Inghilterra, in modo da creare le premesse per evitare la doppia imposizione fiscale. Quindi partiva la richiesta di rimborso, ma subito dopo i titoli tornavano in Italia, scriveva l’Adusbef. L’indagine era stata denominata ‘Easy Credit’. Lannutti si chiede dove sia finita la solerzia sia di Tommaso Padoa Schioppa che di Draghi, anche perché il Tesoro continua ad avvalersi di Goldman Sachs come banca di riferimento privilegiata nel piazzamento dell’ultima emissione di global bond decennali da 3 miliardi di dollari con scadenza 20 settembre 2016, conferendole la qualifica di lead manager, assieme a JPMorgan e Citigroup». Mario Draghi sarebbe dunque dietro questa truffa? Ma ora non è più Goldman Sachs, ora è il nostro banchiere centrale: e il conflitto d’interesse è una macchia che riguarda solo Berlusconi. Del resto, Draghi non è stato messo a Bankitalia da un governo pieno di dipendenti Goldman Sachs? Siamo tutti un gregge al servizio di Goldman Sachs: da vivi lavoratori, da energici consumatori, ed ora anche da inutili vecchietti. Hanno trovato il modo di sfruttarci anche quando ce la facciamo nel pannolone; vendono su di noi derivati della morte. Per il mercato globale, siamo come il maiale... Non si butta via niente. Maurizio Blondet -------------------------------------------------------------------------------- Note: Paola Jadeluca, «Derivati sulla morte, si apre un nuovo mercato», Affari & Finanza, Repubblica, 4 dicembre 2006. |